Procurement e Approvvigionamenti, Sistema Sanitario e Accesso alle Cure

Il camice bianco diventa rosa. Chi progetta e acquista dispositivi medici se n’è accorto?

6 Marzo 2026 · Giacomo Bagni
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Il camice bianco diventa rosa.
Chi progetta e acquista dispositivi medici se n’è accorto?

La trasformazione è già in corso, ma pochi nel settore sanitario sembrano averne colto davvero le implicazioni.

Secondo le analisi demografiche sulla professione medica, entro cinque anni circa sei medici su dieci saranno donne. Non si tratta di un semplice riequilibrio statistico: è un cambiamento strutturale destinato a ridefinire il modo di lavorare negli ospedali, nelle cliniche e nelle strutture territoriali.

Quando cambia chi utilizza gli strumenti, prima o poi cambia anche il modo in cui quegli strumenti vengono progettati.

Eppure nel mondo dei dispositivi medici questo tema è ancora quasi assente dal dibattito.

Il problema invisibile: molti dispositivi sono progettati per un utilizzatore “medio” che non esiste più

Gran parte degli strumenti medici oggi in uso è stata progettata in un periodo storico in cui la professione medica era prevalentemente maschile.

Questo ha portato, spesso in modo implicito, a progettare strumenti sulla base di parametri antropometrici che riflettono quella realtà: impugnature dimensionate su mani maschili, strumenti con pesi elevati, meccanismi che richiedono una forza di presa significativa, configurazioni di sala operatoria pensate per altezze medie maschili.

Per decenni nessuno ha messo davvero in discussione questo modello.

Oggi però il contesto sta cambiando rapidamente.

Quando la maggioranza degli utilizzatori cambia, anche la definizione di ergonomia cambia.

Non è un tema “di genere”: è un tema di performance

Il punto non riguarda la differenza tra uomini e donne. Riguarda la qualità del lavoro clinico.

Strumenti poco ergonomici generano maggiore affaticamento durante le procedure, perdita di precisione nelle attività prolungate, maggiore rischio di errori e problemi muscolo-scheletrici negli operatori.

Chi lavora in sala operatoria sa bene che anche pochi millimetri di differenza nell’impugnatura di uno strumento o qualche etto di peso in più possono fare la differenza durante un intervento lungo.

Per questo motivo la crescente presenza femminile nella medicina non è soltanto un fatto sociale: diventa un fattore tecnico che dovrebbe entrare nella progettazione dei dispositivi medici.

Il paradosso dell’innovazione sanitaria

Il settore medicale investe enormi risorse nello sviluppo tecnologico: robot chirurgici, imaging avanzato, sistemi digitali sempre più sofisticati.

Eppure spesso si continua a trascurare una delle variabili più semplici e decisive: l’interazione tra lo strumento e l’operatore.

La vera innovazione non è solo aumentare la complessità tecnologica. È progettare strumenti che funzionino meglio nelle mani di chi li utilizza ogni giorno.

Un tema che riguarda anche il procurement sanitario

Questo cambiamento non riguarda soltanto i produttori di dispositivi medici. Riguarda anche chi prende decisioni sugli acquisti.

Le centrali di acquisto e le direzioni sanitarie continuano spesso a valutare i dispositivi quasi esclusivamente su tre parametri: prezzo, prestazione clinica e conformità regolatoria.

Tutti elementi fondamentali, ma non sempre sufficienti.

L’ergonomia e l’usabilità degli strumenti dovrebbero entrare molto più spesso nei processi di valutazione, perché incidono direttamente sulla qualità del lavoro clinico.

In altre parole, un dispositivo può essere tecnicamente eccellente ma operativamente inefficiente. E questa inefficienza spesso non compare nei capitolati di gara.

La domanda che il settore dovrebbe iniziare a porsi

Se tra pochi anni la maggioranza dei medici sarà composta da donne, la domanda non è se il sistema sanitario cambierà.

La domanda è quanto velocemente il sistema tecnologico si adatterà a questo cambiamento.

Chi progetta dispositivi medici, chi li distribuisce e chi li acquista dovrebbe iniziare a chiedersi se gli strumenti sono progettati per una reale diversità degli utilizzatori, se l’ergonomia è davvero testata sul campo e se chi utilizza i dispositivi partecipa alla loro valutazione.

Sono domande semplici, ma raramente centrali nel dibattito.

Le trasformazioni più profonde partono quasi sempre da cambiamenti silenziosi

La storia della medicina è piena di innovazioni tecnologiche evidenti: nuovi farmaci, nuove tecniche chirurgiche, nuove macchine.

Ma alcune delle trasformazioni più profonde arrivano da cambiamenti molto più silenziosi.

La femminilizzazione della professione medica è uno di questi.

Non farà notizia come una nuova tecnologia rivoluzionaria.

Ma nel tempo potrebbe influenzare il design dei dispositivi medici, l’organizzazione degli ospedali e i criteri di acquisto delle tecnologie sanitarie.

In altre parole, potrebbe contribuire a rendere la tecnologia medica più progettata attorno alle persone che la utilizzano.

E in sanità, spesso, è proprio da lì che nasce la vera innovazione.

Giacomo Bagni

Consulente direzionale
Governance & Integration Network for Global Healthcare Acquisition & Buying

Questo tema fa parte del lavoro GINGAB su procurement sanitario e governance degli acquisti.