Quando si parla di processi, molte persone pensano subito a qualcosa che rallenta il lavoro.

Più moduli.
Più approvazioni.
Più passaggi.
Più regole da seguire.
È una percezione diffusa.
E, in molti casi, anche comprensibile.
Perché esistono organizzazioni in cui ogni nuovo problema viene affrontato aggiungendo un nuovo livello di complessità.
Ma un buon processo nasce con un obiettivo completamente diverso.
Non complicare.
Semplificare.
Un buon processo elimina dubbi.
Riduce le eccezioni.
Rende chiaro il passo successivo.
Fa sì che le persone possano concentrarsi sul proprio lavoro, invece di perdere tempo a capire come svolgerlo.
La complessità raramente arriva tutta insieme.
Cresce poco alla volta.
Una procedura in più.
Un controllo aggiuntivo.
Un nuovo file.
Un nuovo passaggio.
Ogni scelta, presa singolarmente, sembra avere una logica.
Ma nel tempo il sistema diventa più lento, più difficile da comprendere e più faticoso da utilizzare.
Ed è proprio in quel momento che iniziano ad apparire le scorciatoie.
Le organizzazioni migliori progettano la semplicità.
Non eliminano il controllo.
Lo rendono naturale.
Ogni informazione viene raccolta una sola volta.
Ogni responsabilità è chiara.
Ogni attività ha uno scopo preciso.
Quando un processo è progettato bene, le persone non hanno bisogno di interpretarlo.
Lo seguono.
Il vero salto
Un buon processo non si misura dal numero delle regole.
Si misura da quanto rende semplice fare la cosa giusta.
Perché il miglior processo non è quello che aggiunge lavoro.
È quello che permette alle persone di lavorare meglio.
Giacomo Bagni
Consulente direzionale
Governance & Integration Network for Global Healthcare Acquisition & Buying