Quando si parla di KPI, molte persone provano un leggero disagio.

Li associano al controllo.
Alla valutazione.
Alla pressione.
A volte persino alla sfiducia.
È comprensibile.
Per anni i KPI sono stati presentati soprattutto come strumenti per misurare le prestazioni delle persone.
Ma questa è una visione molto riduttiva.
Un buon KPI non cerca un colpevole
Il suo compito è molto diverso.
Non dice chi ha sbagliato.
Dice dove il sistema sta cambiando.
Segnala una deviazione.
Rende visibile una tendenza.
Mostra un equilibrio che si sta modificando.
Il KPI non formula una sentenza.
Lancia un segnale.
Il numero, da solo, non basta
Immagina che un indicatore mostri un calo del margine.
Quel numero, da solo, non spiega nulla.
Non racconta le cause.
Non suggerisce automaticamente una soluzione.
Dice semplicemente che il sistema merita attenzione.
Ed è proprio questo il suo valore.
Far emergere una domanda prima che il problema diventi evidente.
I KPI raccontano il comportamento del sistema
Ogni organizzazione produce continuamente segnali.
Tempi di consegna.
Livelli di servizio.
Disponibilità di magazzino.
Margini.
Incassi.
Urgenze.
Un KPI ben progettato raccoglie questi segnali e li trasforma in una storia comprensibile.
Non osserva il lavoro delle persone.
Osserva il comportamento del sistema.
Il rischio più grande
Molte aziende costruiscono decine di KPI.
Poi nessuno li guarda.
Oppure li osservano solo a fine mese, quando ormai ogni decisione è già stata presa.
In quel momento il KPI perde il suo valore più importante.
Quello di aiutare il management ad agire nel momento giusto.
Il vero salto
Le organizzazioni più mature non utilizzano i KPI per controllare.
Li utilizzano per capire.
Perché un KPI ben costruito non dice alle persone cosa fare.
Aiuta il management a comprendere come sta funzionando il sistema.
Ed è proprio questa comprensione che rende possibili decisioni migliori.
Giacomo Bagni
Consulente direzionale
Governance & Integration Network for Global Healthcare Acquisition & Buying